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Gli Hacker Ricattano Apple Chiedendo 50 Milioni Di Dollari, Trafugati Progetti Industriali Dei Nuovi MacBook

Gli hacker ricattano Apple chiedendo 50 milioni di dollari, trafugati progetti industriali dei nuovi MacBook

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Gli hacker di Sodinokibi REvil, specializzati nelle attività criminali tramite il ransomware REvil, hanno annunciato di essersi infiltrati nella rete di Quanta Computer, società con sede a Taiwan che è un fornitore chiave di Apple nella produzione di Macbook e Apple Watch, riuscendo a carpire una quantità imprecisata di dati che conterrebbero documenti e progetti del colosso tecnologico di Cupertino, e chiedendo alla stessa Apple di pagare un riscatto di 50 milioni di dollari per evitare che i pirati diffondano i segreti industriali nel dark web.

Nel frattempo, i cybercriminali hanno già pubblicato parte del materiale trafugato per dare prova della veridicità della propria rivendicazione. Al momento risultano divulgate nel dark web un campione di 21 immagini relative al progetto del nuovo MacBook, ma gli hacker affermano che continueranno a pubblicare nuovi dati ogni giorno fino a quando non sarà pagato il riscatto, invitando Apple a farlo entro il 1° maggio.

Dall’esame dei primi documenti pubblicati dagli hacker sono emerse conferme circa i MacBook Pro 2021 da 14 e 16 pollici che Apple dovrebbe presentare nella seconda metà di quest’anno.

Come riportato da Bloomberg, Quanta ha confermato di essere stata vittima dell’attacco ransomware, dichiarando che sono stati colpiti alcuni server secondari, anche se il gruppo REvil dichiara invece di aver scaricato e crittografato l’intero database interno del costruttore.

Quanta è uno dei principali costruttori a contratto al mondo e realizza computer portatili e altri prodotti di elettronica di consumo per tutti i principali marchi PC Windows, ma al momento la minaccia e il ricatto sembrano prendere di mira esclusivamente Apple, che al momento non ha rilasciato proprie dichiarazioni ufficiali, prendendo tempo per analizzare l’effettiva gravità del caso.

 

FONTE: FEDERPRIVACY

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